Sorgenti, uscito da pochissimo e molto sponsorizzato, è l’ultimo libro di Marie-Hélène Lafon, edito da Fazi Editori. Si tratta di un volumetto esile — più un racconto lungo che un vero romanzo — che per questo troverete nella sezione Libri da Comodino del mio blog. 📚

La protagonista è una donna alle soglie dei trent’anni, intrappolata in un matrimonio con un uomo violento e sprezzante. Vive in una fattoria isolata, ai margini della società, lontana dai propri affetti, con la sola compagnia dei tre figli piccoli (sette, cinque e quattro anni) e dei braccianti che di tanto in tanto lavorano per il marito. Non è un isolamento casuale: il marito l’ha deliberatamente separata da famiglia e amici, spezzando ogni legame che potesse offrirle sostegno o via di fuga. In questo vuoto affettivo, la donna si è lasciata andare fisicamente e psicologicamente, fino a non riconoscersi più. Tutto cambia una domenica qualunque, quando la donna si ferma a riflettere sulla propria vita e decide di dare una svolta al futuro suo e dei figli.
La sua vita è andata così; ha quasi trent’anni e la sua vita è stata saccheggiata, lo sa, ormai è incastrata, inchiodata, con i tre figli che ha, e lui è il padre dei tre figli, li guarda appena ma è il padre, è suo marito e ha dei diritti.
La mia opinione 💭
Il libro mi è piaciuto molto, pur affrontando una tematica che oggi rischia di apparire inflazionata. In Sorgenti però il racconto mantiene un tono delicato e tenero, mai violento né banale. La spirale di soprusi che circonda la protagonista emerge nelle sue parole, senza bisogno di scene crude. Ho trovato particolarmente significativa la descrizione del suo progressivo abbandono fisico e interiore: smette di prendersi cura di sé, di riconoscersi allo specchio, di percepire la propria identità. È il riflesso più evidente della violenza psicologica che subisce, quella che il marito esercita non solo con il disprezzo, ma anche con l’isolamento programmato: tagliando i ponti con famiglia e amici, la relega a un’esistenza senza appigli, priva di alternative e di sostegno. Lafon riesce a mostrare come siano proprio queste piccole, quotidiane umiliazioni — apparentemente di poco conto — ad accumularsi fino a erodere la fiducia in sé stessi e la speranza nel futuro.
L’ambientazione è altrettanto suggestiva: ci troviamo nella Francia rurale degli anni Sessanta, in villaggi isolati dove il tempo sembra fermarsi. Sono luoghi che ho sentito familiari perché mi hanno riportata alla mia Valnerina, dove ho la fortuna di avere una seconda casa in una piccola frazione di montagna. Per me, quei paesaggi sono custodi di ricordi felici; per la protagonista, invece, diventano prigione e solitudine. Ed è proprio in questo contrasto che il libro colpisce più forte.
Un altro spunto di riflessione che ho colto riguarda l’attaccamento ai beni materiali. La protagonista resta nella fattoria, aggrappata ai possedimenti, ma cosa valgono davvero ricchezze e proprietà se la vita quotidiana è miserabile e umiliante? Una domanda che riecheggia oltre le pagine.
🎥 Per chi capisce un po’ di francese vi riporto la presentazione di Sorgenti fatta dalla stessa autrice.
Richiami letterari ✨
Sia il contenuto del libro che il modo in cui esso è scritto mi ha ricordato autori come Kent Haruf o del più recente Tore Renberg.

Non ho potuto non pensare a La mia Ingeborg di Tore Renberg, candidato al Premio Strega 2024 ed eletto dai librai norvegesi miglior libro dell’anno, anch’esso pubblicato da Fazi. Qui la voce narrante è quella di un uomo rude, orgoglioso e testardo, che dopo la morte della moglie ripercorre nella propria mente la loro vita insieme. Attraverso i suoi ricordi scopriamo quella che oggi definiremmo una relazione tossica, segnata da segreti che lui, finalmente, trova il coraggio di svelare ai figli. Forse è proprio per questa tensione tra amore e dolore che il romanzo mi ha fatto pensare a Sorgenti. La mia Ingborg è un libro che consiglio di cuore: ben scritto, intenso e capace di raccontare una storia d’amore da un punto di vista insolito e sorprendente.
Quello a cui molti vorrebbero fare la pelle, quello che tanti brucerebbero sul rogo, quello che tanti ritengono malvagio, quello che non hanno liquidato per un’unica ragione: perché aveva una moglie di cui tutti pensavano un gran bene, una donna che diffondeva energie positive ovunque andasse, una che piaceva tanto a tutti, una donna che, in maniera inspiegabile, si era messa con uno che chiamavano: Tollak di Ingeborg.
Un altro libro che mi è tornato in mente leggendo Sorgenti è Vincoli di Kent Haruf, edito NNE. L’ho letto molti anni fa e i dettagli si sono un po’ affievoliti, ma ho ritrovato nei paesaggi descritti da Lafon lo stesso respiro di quegli spazi rurali americani degli anni Settanta. Anche Haruf scrive con un andamento che ricorda un flusso di coscienza, essenziale e diretto, privo di dialoghi e punteggiatura, ma capace di catturare con forza.
👉Leggi la trama ufficiale sul sito di NNE.
Purtroppo l’autore ci ha lasciato nel 2014, ma resta una voce imprescindibile: vi consiglio di recuperare tutti i suoi romanzi, a partire da Le nostre anime di notte, da cui è stato tratto anche un film con Robert Redford e Jane Fonda.

Ti faceva venire voglia di averla accanto a te, in macchina su una strada di campagna, di stringerla, abbracciarla, baciarla, sentire l’odore dei suoi capelli, parlarle, dirle tutte quelle cose che non avevi mai detto a nessuno, tutte quelle cose che stanno oltre le battute e gli aspetti superficiali che gli altri vedono di te, cose che tu stesso non sapevi con certezza di provare o pensare finché non ti sei ritrovato a dirgliele mentre la abbracciavi al buio, nella macchina ferma, perchè chissà come era giusto che lei le sapesse e in quel modo sarebbero diventate vere

