In questo articolo voglio portarvi alla scoperta di un’autrice che ho conosciuto solo quest’anno e di cui ho letto con piacere tutti i romanzi tradotti in Italia fino a questo momento: Rebecca Kauffman, edita da SUR.

Le storie di Rebecca Kauffman hanno per protagonisti personaggi “normali”, le classiche persone della porta accanto, ma raccontate con una sensibilità tale da renderle, nel loro piccolo, straordinarie. È proprio questo, secondo me, il talento di Rebecca: saper trasformare l’ordinario in qualcosa di sorprendente, spingendoci a guardare ciò che ci circonda con occhi nuovi. Scrittrice americana dalla voce limpida e profonda, Kauffman costruisce romanzi corali in cui famiglie e gruppi di amici affrontano le difficoltà della vita seguendo la propria natura, con tutte le fragilità e le contraddizioni che questo comporta. Ogni personaggio viene esplorato a fondo, senza mai scivolare nella superficialità che fin troppo spesso accompagna le storie corali.
Voglio ora ripercorrere con voi i libri pubblicati finora da SUR, in ordine di uscita, lasciandovi qualche riflessione personale e qualche mia impressione, così che possiate decidere se queste storie fanno anche per voi. 😊
La casa dei Gunner
La casa dei Gunner è stato il penultimo romanzo della Kauffman che ho letto, e quello che mi ha colpito più di tutti. Mi ha ricordato Kala di Colin Walsh, poiché entrambi ruotano intorno a un gruppo di amici e a una perdita che li ha cambiati per sempre.
👉Leggi la recensione di Kala di Colin Walsh.
La parola “amore”… per lui era bizzarra e spaventosa. Ma che cos’era la vita se non una lunga serie di cose bizzarre e spaventose che facevi e dicevi e chiedevi al tuo cuore, per mantenere la selvaggia e irragionevole speranza che un giorno qualcuno ti avrebbe tenuto il viso fra le mani dicendo: “Sei perfetto. Adesso ti puoi riposare. Per me sei sempre stato perfetto”. Non perché tu fossi neanche lontanamente perfetto o coraggioso o forte, e nemmeno particolarmente buono, ma perché eravate grandi amici da sempre.

La storia si apre con un lutto: Sally, una giovane donna di ventisei anni, si toglie la vita gettandosi da un ponte. La sua vita è sempre stata avvolta dal mistero e fin da ragazza si era mostrata estremamente riservata, persino con i suoi migliori amici: Alice, Jimmy, Lynn, Mikey e Sam. Ognuno di loro ricorda Sally con affetto, ma anche con un senso di colpa: tutti pensano, in qualche modo, di averle fatto un torto in gioventù. È questa la sola spiegazione che riescono a darsi per l’allontanamento improvviso di Sally, avvenuto dieci anni prima, senza un motivo apparente. In seguito a questo distacco, ognuno ha proseguito con la propria vita; i contatti si sono mantenuti solo tramite qualche e-mail, finché l’amicizia si è affievolita. Quando si ritrovano al funerale di Sally, il disagio è palpabile: si scoprono cambiati, distanti, ma ancora legati da un filo invisibile. È in quell’occasione che proveranno a ricostruire la vita di Sally — quella vita che lei aveva sempre tenuto nascosta e che, forse, non potranno mai comprendere del tutto.
L’amore non è un mistero. Non è poesia, non è puro, non è sacro. Niente di quello che fanno gli esseri umani lo è. L’amore è semplicemente il tempo che si trascorre amando. Non ci sono altre regole. È tutto qui.
Si tratta di un romanzo corale in cui le diverse voci si muovono tra passato e presente, cercando di comprendere le proprie paure e i propri errori. Ciò che più ho amato è il tratteggio dei personaggi: sono molti, ma ciascuno possiede una voce definita, con le proprie fragilità e le proprie ombre. Alcuni, come Mikey, portano ancora addosso ferite irrisolte; altri, come Sally, si trascinano un passato familiare doloroso ma tristemente realistico. Una storia commovente e malinconica, fatta di amarezza, ma anche di speranza e riconciliazione.
C’erano una volta sei grandi amici. Erano tutti diversi, ma insieme si trovavano benissimo. Uno di loro amava i numeri e le soluzioni. Una amava la musica e desiderava che il mondo fosse più bello. Un’altra era una leader senza paura che voleva sempre far ridere tutti. Uno era gentile e insegnava agli altri a volersi bene. L’ultima era… un mistero. I sei avevano bisogno gli uni degli altri. Erano fatti gli uni per gli altri. Fine.
La casa di Fripp Island
La casa di Fripp Island è l’ultimo romanzo che ho letto e che gentilmente mi è stato prestato da un’amica. Con questo romanzo si inaugura una formazione narrativa che troveremo anche in successive pubblicazioni, ovvero l’incontro tra due famiglie che crea dinamiche inaspettate.
La storia segue due amiche, Poppy e Lisa, che decidono di organizzare una vacanza di gruppo a Fripp Island con le rispettive famiglie. In una casa incantevole e di grande lusso, mariti e figli iniziano a conoscersi, portando alla luce differenze e tensioni latenti. Lisa e Scott conducono una vita agiata, ma la loro relazione è logora; le figlie, Rae e Kimmy, si sentono emarginate e poco considerate. Poppy e John, invece, nonostante i problemi economici e di salute, mantengono saldo il loro legame, e questo si riflette positivamente sui figli, Alex e Ryan. Il romanzo si apre con un presagio: sappiamo già che la vacanza finirà in tragedia — qualcuno morirà annegato al largo di Fripp Island. Il resto del libro ricostruisce gli eventi attraverso le diverse voci dei personaggi, rivelando segreti, tradimenti e momenti di verità.

È una storia sulle relazioni familiari e sulla facilità con cui si può perdere il contatto con i propri figli senza accorgersene. Ma è anche un invito a coltivare l’amicizia nonostante le distanze e le difficoltà. Il tema del divario sociale attraversa l’intero romanzo, accompagnato da una riflessione sottile: il benessere economico non coincide quasi mai con quello emotivo o familiare.
Tutte le care vecchie mosse, quelle collaudate, immutabili e prevedibili come un orologio. Il sesso era cambiato da quando erano arrivati i figli, ovviamente; doveva essere veloce e silenzioso. Poi un materasso scassato, poi il ginocchio scassato, poi la schiena scassata; varie circostanze avevano reso necessario un certo tipo di sesso, e con il tempo quel tipo di sesso era diventato l’unico. Be’, in ogni caso, stavano insieme da vent’anni, per Dio! Poppy non aveva comunque niente di nuovo da mostrare a John in quella fase della partita – niente nuove frasi sconce, niente nuovi trucchi. Perché preoccuparsene? Cosa doveva dimostrare? Si sciolse su di lui, sbalordita da quanto ancora la facesse stare bene quella stessa, cara, vecchia danza.
Questo romanzo mi ha portato alla mente un’altra lettura molto piacevole fatta anni fa, che vi riporto qui nel caso in cui foste interessati.
👉Leggi la trama di Acqua di Mare di Charles Simmons sul sito SUR.
La famiglia Shaw
La famiglia Shaw è stato il secondo libro che ho letto di Rebecca Kauffman, nonostante ne avessi sentito parlare in modo piuttosto negativo. L’ho affrontato con curiosità e, contro ogni aspettativa, l’ho trovato davvero interessante, poiché, a differenza degli altri, si concentra quasi esclusivamente sulle dinamiche di una sola famiglia e dei suoi membri ed è ambientato agli inizi del Novecento.
Forse un giorno Bette avrebbe potuto insegnare questo ai figli: che nella vita, per poter andare avanti, devi sempre trovare il modo di perdonare il cuore, anche se è difficile, per gli sbagli che ti ha fatto fare; per la cattiveria delle cose che hai pensato, detto, fatto e provato. Sì, avrebbe detto loro così. Che il cuore era un soldato sanguinante e bisognava dargli ciò che gli serviva per continuare a camminare.

La storia ruota attorno ai coniugi Shaw, Jim e Marie: lui è un uomo concreto, grande lavoratore, che ha sempre cercato di prendersi cura della moglie; lei, invece, soffre di depressione e aveva sperato di trovare nella vita di campagna una serenità che non arriverà mai. Intorno a loro cresce una famiglia numerosa, segnata da destini diversi. Wendy, la figlia maggiore, estremamente legata al padre e alla fattoria; Maeve, inquieta e insofferente, fugge da ogni relazione stabile e passa la vita a spostarsi; Henry vive un matrimonio felice, ma si ritrova in balia della moglie in tutto e per tutto; Sam e Jack, reduci della guerra, portano addosso ferite profonde, visibili e non; infine, Lane e Bette, le due figlie più giovani, trovano rifugio in matrimoni difficili, segnati da incomprensioni e solitudine.
Le parole erano soltanto parole, anche le ultime. Ma la perdita di una madre, quella sì che era una cosa grossa, a prescindere che fosse una madre buona o una pessima, in salute o malata, gentile o scostante, è che il suo amore per te si manifestasse ogni giorno o fosse strano o impossibile come un miracolo; un amore che ti raggiungeva e ti toccava, oppure no. In cui credevi nonostante tutto, o in cui non riuscivi proprio a credere.
Ciò che ho apprezzato di più in questo romanzo è la capacità della Kauffman di mostrare come una stessa origine familiare possa generare esiti emotivi opposti: la depressione di Marie e l’amore silenzioso di Jim diventano, per ciascun figlio, lo specchio di un diverso modo di reagire al dolore. Ho amato anche l’ambientazione rurale, che l’autrice restituisce con autenticità e delicatezza, forse perché essa stessa proviene dalla Virginia e conosce intimamente quel mondo.
Vengo io da te
Vengo io da te è il romanzo con cui ho conosciuto Rebecca Kauffman. Forse è quello che mi ha coinvolta di meno, ma credo possa trattarsi del classico “effetto ultimo libro”: quando un’autrice ci conquista, l’ultimo romanzo letto finisce sempre per essere quello più amato.
Più di tutto – l’intelligenza, il talento, la bellezza o la fortuna della vita – Paul sperava che sua figlia ottenesse facilmente la felicità. Infatti per certe persone la felicità sembrava arrivare come per magia, senza alcuno sforzo, come una creaturina che si appollaiava sulla loro spalla e dedicava la sua intera esistenza a cantare all’orecchio di chi lo ospitava. Altri invece dovevano lavorare come artigiani per crearsela meticolosamente, pezzettino su pezzettino, e poi proteggerla da predatori di ogni forma e dimensione.
In questa storia, la Kauffman torna a intrecciare le vicende di due famiglie legate da affetti e fragilità. Da un lato troviamo Paul e Corinne, una giovane coppia che scopre di aspettare una bambina dopo vari tentativi falliti; dall’altro, le loro famiglie d’origine, ognuna alle prese con le proprie imperfezioni. Ellen, la madre di Paul, è una donna segnata dall’abbandono del marito Michael, che continua ad aspettare nella speranza di ricostruire l’unità familiare per il bene del figlio. Dall’altra parte ci sono Janet e Bruce, i genitori di Corinne: lui sta lentamente perdendo la memoria a causa di una malattia degenerativa, e lei tenta di nascondere la gravità della situazione per non turbare la figlia in un momento che dovrebbe essere solo di gioia. Parallelamente, il fratello di Corinne, Rob, sta affrontando un divorzio e il difficile riassetto dei rapporti con i figli, divisi tra lui e il nuovo compagno della madre.

Chissà che tipo di esperienze di vita ti rimarranno ancorate dentro. Cioè, continueranno a tornare da te (oppure tu continuerai a tornare da loro; non so quale sia la versione più vera di come funzionano i pensieri) fino al giorno della tua morte.
I due filoni che più mi hanno toccata sono quelli di Ellen e Bruce. Ellen rappresenta l’amore che si ostina a esistere anche quando non è più ricambiato: vive nell’illusione che il ritorno di Michael possa ridare felicità a Paul, basando la propria esistenza su un’idea di famiglia ormai svanita. Bruce, invece, con la sua malattia, offre uno dei ritratti più teneri del romanzo: la perdita dei ricordi, la consapevolezza di non essere più padrone di sé, e la dolcezza disarmante con cui la moglie cerca di proteggerlo dalla verità. Un romanzo che parla di amori imperfetti, memoria e accettazione, raccontato con la delicatezza e la compassione che contraddistinguono la scrittura di Rebecca Kauffman.
Per chi amasse questo genere di narrativa, molto contemporanea, suggerisco di leggere anche l’ultimo romanzo di un’altra grande scrittrice!
👉Leggi la trama di Tre giorni di giugno di Anne Tyler sul sito Guanda.
Per concludere…
Dopo aver letto tutti i romanzi di Rebecca Kauffman pubblicati da SUR, mi sembra di poter dire che la sua forza stia proprio nella semplicità con cui riesce a raccontare la complessità dei legami umani. Famiglie, amicizie, madri, figli, amori e perdite: tutto viene osservato con uno sguardo partecipe ma mai indulgente, capace di cogliere il fragile equilibrio che tiene insieme le persone. Nei suoi libri non ci sono eroi né grandi rivelazioni, ma momenti di vita che diventano universali proprio perché comuni. Ed è forse questo il motivo per cui, una volta terminata l’ultima pagina, si ha la sensazione che i personaggi di Rebecca Kauffman esistano davvero — o che, in fondo, potremmo essere noi.

