Hedera – N. Targhetta, E. Anderle, I. Bruno, E. Belgrado

Hedera – N. Targhetta, E. Anderle, I. Bruno, E. Belgrado

Oggi mi approccio a un genere per me nuovo: il romanzo grafico. La storia di cui vi parlo si intitola Hedera, edita da Becco Giallo e ideata, scritta e disegnata a otto mani da Nicolò Targhetta, Irene Bruno, Ernesto Anderle ed Eugenio Belgrado.

Siamo nei primi anni dell’Ottocento: il dottore Charles Noland, reduce di guerra, decide di trasferirsi nella tranquilla cittadina di Dartmoor, nel Devonshire, Inghilterra. Qui tenta di ricostruirsi una vita, ma senza riuscire a stringere vere amicizie: gli abitanti lo trattano con gentilezza, ma anche con una certa distanza. Dopo tre anni di quiete apparente, Noland viene chiamato dal magistrato Craine per analizzare un corpo ritrovato lungo il fiume: si tratta della giovane Edith Wilton, morta in circostanze misteriose. Il cadavere, sorprendentemente intatto e avvolto in un bozzolo di hedera helix, lascia sgomenti: l’edera comune, infatti, non cresce spontanea in quelle zone. Da quel momento il dottore inizia ad avere strane visioni e sogni estremamente vividi, che hanno come protagonista Edith. Questo lo porterà a sviluppare un interesse morboso per la sua morte e a volere a tutti i costi svelarne il mistero.

Resistete alle ossessioni, diceva il mio insegnante, il dottor Valentine, perché ci rendono fragili
in un ambito che tende a punire l’eccessiva fragilità.
Il dottor Valentine è stato un grande medico e un ottimo maestro.
Io, purtroppo, un pessimo allievo.
Se c’è anche solo una possibilità che questa sia la strada per la fine dei miei incubi, ho deciso che la seguirò.
Ho deciso che cercherò di capire cosa è successo a Edith Wilton, la ragazza dell’edera.

La mia opinione

La scelta di leggere Hedera è stata del tutto casuale: nel mese di agosto, in libreria, abbiamo sorteggiato le letture estive da analizzare poi nel nostro incontro GDL mensile. Ammetto di essere stata fortunata: non solo ho pescato Hedera, un vero e proprio esperimento letterario a metà strada tra il romanzo e la graphic novel, ma ho apprezzato tantissimo anche la storia e i disegni (vi propongo alcune immagini che rendono l’idea del capolavoro che abbiamo di fronte).

La storia si presenta come un thriller dai tratti gotici ambientato in un villaggio cupo e malinconico chiamato Dartmoor. L’atmosfera richiama i grandi classici dell’Ottocento, come il Frankenstein di Mary Shelley, ma anche suggestioni più moderne, come Luna Rossa Sangue di Antonio Lanzetta (di cui vi parlerò prossimamente). Nonostante la presenza delle illustrazioni, che spesso associamo a letture “per ragazzi”, la vicenda è adatta a un pubblico maturo; ho trovato la storia intensa, originale e capace di creare suspense fino alla fine.

Per quanto riguarda le illustrazioni, che dire? Fantastiche. Non sono un’esperta di graphic novel, come già vi ho accennato in dei miei precedenti articoli, ma ho trovato queste illustrazioni molto belle. Il tratto sembra rapido e spontaneo, quasi improvvisato, ma a uno sguardo attento rivela una cura minuziosa e una ricchezza di particolari. Ho apprezzato in particolare l’uso delle proporzioni simboliche, con oggetti o figure esagerati nelle dimensioni per amplificare emozioni e stati d’animo. Una scelta stilistica efficace e suggestiva.

Lavoro di squadra

Al fine di discuterne con il mio gruppo di lettura, mi sono lanciata in ricerche aggiuntive ed ho ascoltato l’intervista che Andrerle e Belgrado hanno rilasciato a BookMania e che potete visionare in modo integrale in questa pagina.

Sorriso e penso che la vita costringa tutti noi a perderci prima o poi, camminare verso un grande ignoro, inconsapevoli di ciò che ci aspetta.

L’idea nacque durante la pandemia da Covid-19, un periodo nel quale i due illustratori sottolineano non soltanto l’enorme quantità di tempo a disposizione, ma anche la strana vicinanza della morte in quasi tutti i momenti della giornata. Il punto di partenza è stata un’immagine apparsa nella mente di Anderle: una ragazza morta, avvolta nell’edera. Il gruppo di lavoro si è formato abbastanza velocemente e il progetto prevedeva inizialmente una pubblicazione a puntate, sui social. In seguito, visto il successo, ne fu proposta la versione cartacea che ci è stata offerta da Becco Giallo.

È possibile che ciò che desideriamo possa condizionare il destino?

Mi ha colpito molto la sinergia che si è creata tra questi autori: Hedera è, infatti, un romanzo epistolare e corale in cui ciascuno si è calato nella voce di uno dei personaggi, scambiandosi testi e illustrazioni in un flusso creativo continuo. La cosa che trovo più straordinaria, è la coerenza grafica. Nonostante i disegni siano stati realizzati da due mani diverse, la cosa non si percepisce minimamente. Nell’intervista Belgrado racconta come la costruzione dell’ambientazione ad opera di Anderle lo abbia aiutato a calarsi perfettamente nella storia e quindi di come non sia stato difficile riuscire a muoversi sulla stessa linea d’onda.

Nelle foto che seguono, sulla sinistra trovate Ernesto Anderle, scultore, pittore e illustratore; ha creato le pagine Facebook “Vincent Van Love” e “Roby il pettirosso“. Al centro abbiamo invece Eugenio Belgrado, illustratore, incisore e disegnatore; i suoi lavori sono visionabili nella pagina Instagram ufficiale. Infine, a destra, abbiamo Nicolò Targhetta, scrittore e blogger il cui lavoro è visionabile nella pagina Facebook dal titolo “Non è successo niente“. Di Irene Bruno, gallerista e amante del romanzo gotico, non ho trovato nessuna foto disponibile in rete.

Hedera non è soltanto un romanzo grafico, ma un’esperienza immersiva, capace di unire letteratura, illustrazione e suggestioni gotiche in un equilibrio raro. Una lettura che consiglio caldamente a chi cerca una storia avvincente, originale e visivamente potente.

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