Ciao a tutti 🙂 Mi sono presa un po’ di tempo per raccogliere qualche informazione aggiuntiva su un libro che ha il merito di avermi fatto ricredere sulla letteratura orientale. Sto parlando di Butter, di Asako Yuzuki. Si tratta di un romanzo che El Pais ha definito come “un racconto femminista e una feroce critica alla società giapponese“, mentre la sua casa editrice ne ha parlato come un “romanzo di emancipazione culinaria” (quest’ultima mi piace particolarmente!). A mio avviso si tratta di un romanzo forte, diretto, reale e coraggioso, ma prima di vedere perché, analizziamone la trama.

Rika è una giornalista che lavora per una rivista fortemente maschilista non solo nei temi trattati, ma anche nella composizione del team di lavoro e nel modo di trattare le donne. Rika si ritrova spesso in posizioni di secondo piano, costretta quasi a un ruolo di segreteria. Tuttavia, tenta con tutte le sue forze di emergere, lavorando fino a tardi e vietandosi una qualsiasi forma di vita al di fuori dell’ufficio. Capisce che per fare il salto di qualità deve necessariamente scrivere un articolo che non può passare inosservato; perciò decide di avvicinarsi a Manako Kajii, una cuoca gourmet accusata di aver assassinato i suoi precedenti fidanzati e rinchiusa nel carcere di Tokyo. La donna si rifiuta categoricamente di parlare con i giornalisti e per questo Rika ritiene che convincerla a parlare possa dare una bella spinta alla sua carriera. Il primo passo è trovare un punto di incontro che le metta in comunicazione, e Rika decide di usare la cucina, consapevole del fatto che la sua sopravvivenza, fino a quel momento, è stata possibile grazie all’acquisto di cibi preconfezionati. Manako e Rika iniziano così una sorta di rapporto basato sulla condivisione di ricette e sulla degustazione di cibi: la giornalista inizia a cambiare il proprio modo di vedere la vita e inizia a trovare nel cibo una grande fonte di piacere. Manako è totalmente l’opposto di Rika, ma grazie al suo aiuto riuscirà, un passo per volta, a riprendere in mano la sua vita e a darle un valore del tutto nuovo.
Un’esplorazione vivida e inquietante sulla misoginia, l’ossessione e il piacere trasgressivo del cibo in un Giappone in cui le donne devono sempre compiacere gli uomini e mai se stesse.
La mia opinione
Ho trovato questo libro illuminante sotto tanti punti di vista e per comprenderlo meglio non si può prescindere da qualche accenno alla società giapponese. Come ho avuto modo di capire leggendo il libro e informandomi per conto mio, la società giapponese è estremamente rigida quando si parla di fisicità e di lavoro. Uscire dall’ufficio all’orario previsto è qualcosa di impossibile ed è mal visto da tutti, tanto che esistono delle formule di cortesia con le quali ci si saluta se per qualche motivo si decide di non fare gli straordinari, come se fosse necessario scusarsi. L’istruzione e il lavoro sono le fondamenta della società e tutto ruota attorno a questo: non è un caso che il Giappone abbia un forte tasso di suicidi soprattutto in età adolescenziale, quando una cattiva carriera scolastica può portare all’esclusione dal mondo del lavoro.
Non pensi che sia una malattia dell’era contemporanea? Sembra che oggigiorno il nostro valore sia determinato da quanto impegno ci mettiamo giorno dopo giorno. Questo conta ancora di più dei nostri risultati. Dopo un po’, il concetto di impegno inizia a confondersi con la sensazione di difficoltà, e poi si arriva al punto in cui la persona considerata la più ammirevole è quella che soffre di più. Credo che sia questo il motivo per cui le persone sono così cattive nei confronti di Manako Kajii. Lei si rifiuta di vivere quella vita, si rifiuta di soffrire.
Questa breve spiegazione serve per farvi capire quanto un personaggio come Manako sia incredibile se considerato in ottica “orientale”. Per noi italiani una persona in sovrappeso, con alle spalle diverse relazioni e con una passione spregiudicata per il cibo può sembrare una cosa normale, anzi io stessa mi rivedo nella descrizione che ho appena dato, ma bisogna capire che nella società giapponese tutto ciò è considerato come “non sano”. Una persona sovrappeso è qualcuno che ha tempo da perdere, che non si impegna nel lavoro come gli altri e che passa il tempo oziando. La cosa si aggrava se si tratta di una donna matura e senza una famiglia. Manako risulta quindi una pecora nera, è una donna che non solo ama cucinare e mangiare allo stesso modo, ma che ha alle spalle diverse frequentazioni tutte finite in modo tragico, tanto che l’hanno portata a essere sospettata di diversi omicidi. Rika è tutto l’opposto: è una donna in forma, dedita al lavoro, che intrattiene una relazione con un suo collega. Tra le due non potranno non esserci scintille e la giornalista dovrà fare un grande sforzo per arrivare a comprendere Manako.
Il modo più rapido per una donna giapponese moderna di conquistare l’amore di un uomo è diventare cadaverica. Il tipo di uomini che desiderano quelle donne sono morti a loro volta. Anzi, è proprio perché sono morti che sono così terrorizzati da chiunque abbia un senso di vita intorno a loro.
La cosa più bella di Butter è proprio questa trasformazione che avviene sotto i nostri occhi: Rika inizia a capire che la sua relazione non è il massimo, che il lavoro non è tutto e che, in fondo, le piace sia mangiare che cucinare. Quando inizia a prendere peso questo viene visto come un aspetto negativo, e mi ha molto colpita. Il pregiudizio e il voler legare la consumazione di cibo alla pigrizia è per me qualcosa di inconcepibile e del tutto insensato.
Un piccolo spazio va dedicato anche allo stile. In passato non mi ero mai soffermata su questo punto, segno che non ero abbastanza matura all’epoca. In generale, di questo tipo di letteratura amo i periodi brevi, l’assenza di eccessive digressioni, la semplicità dei termini e il modo asciutto con cui i fatti vengono narrati. Un tipo di scrittura che non si perde in giri di parole e che sto ritrovando anche in altri scrittori giapponesi.
👉 Leggi un estratto di Butter di Asako Yuzuki sul sito Harper Collins.
Come avrete capito, Butter mi è piaciuto moltissimo, anche se non è un libro che raccomando di leggere a stomaco vuoto, visto la grande presenza di cibo e ricette al suo interno 😀
Non c’è niente al mondo di così patetico, così idiota, così insignificante come la dieta.
Basato su una storia vera
Questa storia, che a tratti sembra paradossale, è basata in realtà su un fatto di cronaca vero. Nel gennaio del 2010, Kanae Kijima (questo il vero nome di Manako) venne arrestata per frode, poiché risultava che usasse dei siti di incontri per trovare uomini a cui togliere con l’inganno grandi quantità di denaro. Nel corso delle indagini la polizia scoprì che intorno a Kanae ruotavano diverse morti sospette, tutte di persone che aveva frequentato e per le quali si era pensato a un suicidio o a un incidente. Ovviamente, indagando a fondo, emerse che si trattava molto probabilmente di morti violente. Vi faccio un piccolo elenco preso di Wikipedia:
- Sadao Fukayama, 70 anni, trovato morto nel bagno di casa sua. La causa della morte non è mai stata determinata, ma donò a Kijima circa 450 mila euro.
- Takao Terada, 53 anni, avvelenamento da monossido di carbonio. Donò 103 mila euro a Kijima.
- Kenzo Ando, 80 anni, morì durante un incendio che distrusse completamente la sua casa. Il padre di Ando era un rinomato pittore e Kijima rubò i dipinti dalla casa di Kenzo per poterli rivendere.
- Yoshiyuki Oide, anni 41, avvelenamento da monossido di carbonio. Kijima ha ricevuto circa 28 mila euro dopo avergli promesso di diventare sua moglie.
- Ci sono state altre tre morti sospette: un giornalista senza nome, investito da un treno, il camionista Kazumi Yabe trovato sul fondale marino al largo di Tottori, e Hideki Maruyama, trovato a faccia in giù in un fiume a Chiba, con i pantaloni strappati e ferite al viso.
Queste sono soltanto le morti violente, ma nella pagina di Wikipedia sono documentate tantissime altre truffe puramente economiche che la Kijima ha messo in atto nel corso degli anni. Non mi è difficile comprendere il motivo per cui Asako sia rimasta tanto affascinata da questa donna!
📖 Leggi l’articolo originale sul sito di Wikipedia.
Intervista all’autrice!
Su internet ho trovato un’intervista ad Asako Yuzuki e ho pensato di tradurre per voi alcune domande che ho trovato interessanti.
📖 Leggi l’intervista in lingua originale di Asako Yuzuki.

Giustamente l’articolo ci ricorda che Butter è stato tradotto in 35 lingue in tutto il mondo, è diventato un vero e proprio bestseller con oltre 260.000 copie vendute nel Regno Unito e oltre 100.000 copie negli Stati Uniti. È entrato nella storia come la prima opera di un autore giapponese a vincere il premio Waterstones Book of the Year 2024, assegnato da una grande catena di librerie britannica, mentre in patria è stato candidato al Premio Naoki, il più importante riconoscimento giapponese.
Iniziamo con l’intervista! Buona lettura!
Butter è stato pubblicato per la prima volta nel 2017, in un momento in cui, come ha sottolineato la professoressa Toko Tanaka dell’Università di Tokyo, l’opinione pubblica sul femminismo ha iniziato a cambiare sensibilmente. Ricordo di aver letto Butter all’epoca e di come sia diventato un libro fondamentale che mi ha aperto gli occhi su diverse prospettive sul femminismo.
Grazie mille.
Dopo l’uscita dell’edizione tascabile nel 2020, Butter è stato tradotto in 35 lingue, tra cui inglese, francese e italiano. Viaggiando in diversi paesi per conferenze ed eventi, hai potuto constatare in prima persona l’enorme successo internazionale?
A dire il vero, non avrei mai immaginato che il mio libro sarebbe diventato così popolare in Giappone. È stato quasi come entrare in un mondo parallelo. Quando ho visitato l’India, c’erano così tante persone che chiedevano foto e la fila per gli autografi sembrava interminabile. Ho firmato così tanti libri che la mia mano ha iniziato a farmi male.
Cosa ti ha colpito di più?
Ci sono molte cose, ma una cosa che mi ha davvero sorpreso è stato il gran numero di fan maschi. In Giappone, Butter potrebbe essere visto come letteratura rivolta alle donne, ma nei paesi di lingua inglese viene interpretato come una forma di letteratura femminista “moderata” che affronta anche le difficoltà che gli uomini affrontano. Detto questo, il successo del libro non è dovuto solo ai miei sforzi. Anche il continuo boom della letteratura giapponese nel Regno Unito e lo straordinario lavoro di Polly Barton, che ha tradotto il libro, sono stati fattori chiave.
Prima hai detto che c’è una tendenza per cui leggere libri di autrici giapponesi è considerato “cool”. Come viene accolto Butter in questo contesto?
A differenza del Giappone, dove viene commercializzato in modo diverso, Butter viene venduto all’estero come un “romanzo femminista”. Credo che l’unica volta in cui il termine “femminismo” sia apparso sulla copertina in Giappone sia stato in un mio saggio. Capisco la strategia di vendita, ma più spesso l’attenzione si sposta su qualcosa di più ampio, come l’umanesimo, per attrarre un pubblico più vasto. Nel Regno Unito, tuttavia, è stato chiaramente pubblicizzato come femminista e cool. Lo slogan era semplicemente una frase del libro: “Odio il femminismo e la margarina“. La stessa strategia è stata applicata anche in Germania e negli Stati Uniti.
È proprio questa frase a renderlo “cool” per i lettori internazionali.
Volevo che fosse una battuta umoristica, ma in Giappone non ha suscitato molte risate. Nel Regno Unito, invece, la gente l’ha trovata esilarante. Apprezzano molto il sarcasmo, quindi la combinazione di un romanzo femminista con il titolo Butter e la frase “Odio il femminismo e la margarina” è sembrata loro maliziosamente divertente. Ovunque andassi, la gente mi chiedeva di dire quella battuta e ridevano ogni volta.
In momenti come questo le differenze culturali emergono davvero.
Esatto. Anche ciò che la gente trova divertente è diverso, e anche il modo in cui i lettori interpretano il libro come una rappresentazione delle “lotte degli uomini” varia. In Giappone, i generi sono spesso divisi in modo molto preciso, quindi il mio libro tende a essere commercializzato come “rafforzante” lì. Ma per alcuni, potrebbe effettivamente sembrare una storia inquietante. La classificazione dei generi è complicata.
È un po’ come quando i film vengono spesso pubblicizzati come “emozionanti”. Attaccano uno slogan facile da capire, ma la storia in sé non può essere categorizzata in modo chiaro.
Esatto. All’estero, lo chiamano semplicemente “romanzo”. Credo che in altri paesi le persone siano più aperte a opere che sfidano i tradizionali confini di genere. Inoltre, l’impostazione della storia, in cui i criminali coinvolgono detective e giornalisti, è qualcosa che la gente lì apprezza molto. Anche il background culturale gioca un ruolo importante. Anche se leggo molti romanzi, quando sono in Giappone a volte mi sento come se “avessi ancora così tanto da imparare” o “non potessi partecipare a certe discussioni perché non ne so abbastanza”. Ma quando sono all’estero, mi sento come se “chiunque ami i libri può unirsi alla conversazione!”. Credo che sia uno dei motivi per cui i club del libro sono così popolari.
Ho sentito dire che i club del libro sono popolari ovunque.
Butter è diventato piuttosto popolare anche nei club del libro. In Giappone, c’è questa idea che bisogna essere lettori assidui per partecipare, ma all’estero, basta aver letto il libro e si è a posto. L’obiettivo è davvero lo scambio di pensieri e opinioni. C’è una ricca storia di club del libro che rende facile per tutti partecipare. È come con i film: potresti esitare, pensando: “E se venissi sgridato per non aver visto un classico in bianco e nero?” All’estero, non credo che ci sia la sensazione che leggere un libro ti renda automaticamente “superiore”. Si tratta più di godersi la conversazione. Adoro vedere post sui social media di incontri di club del libro in cui le persone leggono Butter mentre mangiano snack appiccicosi o sushi in modi insoliti [ride]. Se fosse così informale, penso che anche noi potremmo avere un club del libro.
In Giappone, ho la sensazione che il libro sia diventato argomento di discussione in parte per il suo legame con eventi reali. Tuttavia, a livello più personale, mi ha fatto riflettere sulla domanda “Cosa significa per me una vita comoda?” attraverso i tre personaggi: Manako Kajii, Rika e Reiko. Le diverse interpretazioni del comfort per ciascuna di loro sono particolarmente accattivanti. Come hai affrontato la creazione di questi personaggi per esplorare questi contrasti?
Grazie per aver posto una domanda così profonda. Spesso mi chiedono: “Hai un messaggio per tutte le donne che stanno attraversando momenti difficili in questo momento?” e mi fa davvero riflettere. Come scrittrice, vorrei avere queste parole da condividere, ma uno dei motivi per cui scrivo romanzi è perché non sempre le ho. Quando si tratta di scrivere di femminismo e diritti delle donne, spesso si è spinti a presentare una versione idealizzata di qualcuno che può salvare tutte le donne. Questo può rendere difficile per alcune identificarsi come femministe. Non posso semplicemente dire a qualcuno che sta attraversando un momento difficile: “Leggi questo libro“… quindi apprezzo molto questa domanda. Per Rika, ciò in cui trova conforto è il successo: è convinta che sia questo a darle pace.
Come giornalista per un settimanale, insegue instancabilmente il successo assicurandosi storie esclusive.
Crede erroneamente che il successo le porterà conforto. Ma non è così. In fondo, si sente responsabile della morte di suo padre, e affrontare questa convinzione è ciò che penso la porterà a una vita più appagante. Nello specifico, si tratta di capire che morire da soli non è qualcosa di cui aver paura e di rendersi conto che può vivere in modo indipendente e felice fino alla fine. Si tratta anche di provare a vivere come ha fatto suo padre, solo per scoprire che non è necessariamente una vita infelice. Forse, per lei, la vera felicità risiede nell’indipendenza.
Che dire di Reiko, l’amica intima di Rika, che è brava in cucina e sogna di avere una famiglia?
Reiko prova sentimenti contrastanti nei confronti dei suoi genitori, quindi vede la creazione di una famiglia come un modo per trovare conforto. Ma in realtà, il suo vero conforto deriva dall’essere circondata da partner e amici che la rispettano come persona a tutto tondo, non solo per la sua sessualità. Sebbene si concentri sull’idea di famiglia, credo che Reiko potrebbe trovare la sua vita ideale anche al di fuori di quella struttura. Per quanto riguarda Manako Kajii, rifiuta le donne e crede che essere adorata dagli uomini sia ciò che le dà conforto.
Manako Kajii, la gourmet imprigionata nel centro di detenzione di Tokyo per aver presumibilmente ucciso tre uomini dopo una serie di truffe matrimoniali, ha più volte parlato del piacere che prova nel servire gli uomini.
Pensa che il suo senso di conforto derivi dal distacco dalle difficoltà delle altre donne. Tuttavia, in realtà, ciò che Manako Kajii vuole davvero è far dire alle donne: “Questo è delizioso! Così delizioso!” con la sua cucina. Non sta cercando di soddisfare i gusti degli uomini. Ciò che vuole è usare i soldi che ha preso agli uomini per ospitare e deliziare le donne, e c’è probabilmente un aspetto materno in questo desiderio. Desidera ardentemente l’eccitazione delle donne che la lodano e dicono: “Come ci si aspetta da Manako Kajii“. Ecco perché credo che a Manako Kajii piacesse molto Rika, che seguiva alla lettera i suoi consigli culinari.
Attraverso le loro conversazioni in prigione, Manako Kajii in pratica ospita Rika.
Sì, è vero. Ma dato che non sa cucinare, tutto ciò che può fare è parlare. Per chi ama cucinare, non essere in grado di cucinare è estremamente frustrante, quindi Manako Kajii sfoga i suoi sentimenti su Rika. Tuttavia, quando Rika inizia a provare i piatti che Manako Kajii le consiglia, diventa felice e credo che inizi a vedere Rika come una vera amica. Ma quando Rika inizia ad avvicinarsi a Reiko, Manako Kajii si arrabbia. È a quel punto che pensa: “Gliela farò pagare davvero“. Ma onestamente, non credo che Rika troverà mai un altro amico come Manako Kajii: qualcuno che la ascolti, segua i suoi suggerimenti e le dia un feedback sincero.
Ciò che colpisce è come il senso di comfort di ogni personaggio sia diverso, anche in termini di aspetto e apparenza.
Sì, i loro background sono così diversi che anche il loro senso di benessere varia. Rika, ad esempio, ha un basso senso della bellezza. In effetti, si sente a disagio con la propria attrattiva. D’altra parte, Manako Kajii non la considera affatto poco attraente. La sua definizione di bellezza è “essere ricca”. Essere una donna ricca e abbondante è ciò che trova bello. In effetti, Manako Kajii è la più libera dalle pressioni dell’apparenza.
In effetti, nonostante ciò che dice la società, lei rimase fermamente convinta della sua bellezza.
Rika è alta e snella, e nella sua scuola femminile era considerata una “principessa”. Tuttavia, man mano che inizia a ingrassare, inizia a capire il tipo di sguardi che Manako Kajii ha ricevuto nel corso della sua vita e cosa significhi mantenere l’autostima. Quindi, potrebbe essere Reiko la più afflitta dal problema dell’apparenza. È tormentata dal divario tra la sua immagine di sé e il modo in cui gli altri la percepiscono.
Cosa ha ispirato l’approccio allo sviluppo del personaggio?
Quando ho iniziato a scrivere, avevo una vaga idea di come realizzare un romanzo che potesse essere popolare. Pensavo: “Questo potrebbe vincere un premio!“. Pensavo che le storie con finali brutti, o quelle in cui i personaggi non possono più incontrarsi, tendono a essere molto apprezzate in letteratura, quindi il mio obiettivo era far sparire qualcuno. Ma quando ho iniziato a scrivere, la direzione della storia è cambiata. Ho pensato a un finale che pensavo avrebbe scioccato tutti, ma poi ho iniziato a chiedermi se avrebbe portato felicità a Rika e agli altri, o se avrebbe soddisfatto Manako Kajii.
Anche se si è evoluto in modo diverso dalla tua idea originale, hai lasciato che fosse la storia a prendere il sopravvento, il che alla fine ti ha portato al finale con il tacchino.
Esatto. Volevo davvero scrivere di cucina.
Adoro il finale col tacchino.
Quando il libro è uscito per la prima volta, ha ricevuto parecchie critiche. Uno dei critici era un noto comico amante dei libri; in un programma ha detto che non gli era piaciuto il finale, e io ho pensato: “Oh no…“. Ma a quanto pare, a Dua Lipa il libro è piaciuto molto.
Aspetta, quella Dua Lipa??
Dua Lipa è una grande lettrice, soprattutto un’appassionata di autori giapponesi. Quindi, quello che voglio dire alle donne giapponesi che potrebbero dubitare di sé stesse è che anche se Kaz Laser lo trovasse noioso, Dua Lipa direbbe: “È fantastico“. Anche se non funzionasse qui, sto dimostrando che esiste un mondo in cui Dua Lipa ti elogerebbe.
È incredibile.
In Giappone, ci sono certi stili o comportamenti che possono essere considerati poco cool o inaccettabili se non si segue la massa. Ma voglio che tutti ricordino che, anche in quell’ambiente, c’è la possibilità di essere elogiati da qualcuno come Dua Lipa. Quando lo tieni a mente, non importa se non sei sempre al centro dell’attenzione; anzi, rende la tua unicità ancora più gratificante. Essere inclusa nella lista dei libri di Dua Lipa è stata davvero una gioia per me come scrittrice.
È difficile rendersene conto quando si è bloccati nello stesso posto, ma a volte ciò che sembra sbagliato da una prospettiva può rivelarsi giusto da un’altra.
Nei miei romanzi ho spesso scritto: “Il giudizio qui non è tutto“, ma mi sentivo insicura per non aver avuto successo in Giappone, il che mi ha fatto dubitare del mio messaggio. Tuttavia, dopo aver pubblicato Butter e averlo visto tradotto, ha guadagnato così tanta popolarità che in India ha persino raggiunto il punto in cui gli elefanti sono diventati parte del passaparola!
Che accoglienza stravagante! [ride]
Sono diventata così popolare che sembrava quasi uno scherzo, e trovarmi in quel tipo di ambiente mi ha fatto sentire come se il messaggio che avevo condiviso – “il giudizio qui non è tutto” – iniziasse a perdere di impatto. Ma andando avanti, credo che ciò che ho da condividere sarà molto più forte, quindi spero che la gente rimanga sintonizzata.
La tua esperienza all’estero ha ampliato le tue prospettive? Ci sono nuove iniziative che ti interessano?
Conosco autrici giapponesi che scrivono romanzi con il femminismo come fondamento, e spesso mi chiedo come verrebbero accolte se pubblicizzassero le loro opere come “cool” in posti come Londra, proprio come ha fatto Seiko Tanabe, anche se i suoi libri non sono specificamente classificati come femministi. Ho la sensazione che avrebbero un successo incredibile. Quindi, ogni volta che ho l’opportunità di parlare a un evento, mi assicuro sempre di dire: “Questa persona potrebbe essere la prossima ad avere successo a livello internazionale“.
Puoi fare qualche esempio dei nomi che hai menzionato?
Considero la letteratura per ragazze il primo genere a portare temi femministi come la sorellanza nel mainstream, per questo parlo spesso di Nobuko Yoshiya, che racconta storie di donne da anni. Inoltre, dato che i romanzi fantasy sono molto popolari in Occidente, credo che autori come Sachiko Kashiwaba, la cui opera “Il meraviglioso villaggio velato di nebbia” si dice abbia ispirato “La città incantata” , e Naoko Awa, potrebbero davvero ottenere visibilità. Sarebbe meraviglioso se qualcuno riuscisse a tradurre la splendida e ritmata prosa di Naoko Awa in inglese.

